Le due volte che sono nato.

 

La prima volta

che sono nato non mi ricordo nulla

anzi quasi nulla.

Tutto quello che so me l’hanno raccontato

come ad esempio il fatto che mi hanno chiamato

Andrea

e da quel giorno anche io mi chiamo così.

 

Per un po’ di tempo poi non è successo niente

anzi quasi niente.

Un giorno invece mi sono accorto che mi scappavano le cose

dalle mani e non è una cosa che succede tutti i giorni.

Ho preso in mano tre palline gialle e ho iniziato

a farle volare in aria e allora ho scoperto

che provando, riprovando e continuando a provare e riprovare

avevo il potere di tenere

le cose sospese in aria. Tutte le cose

anzi quasi tutte.

 

Da quel momento ho fatto volare oltre alle palline:

clave, piatti, cerchi, arachidi, rotoli di scotch,

sassi incontrati per caso sul sentiero

Così, pedalando su una ruota sola

sono nato un’altra volta.

 

La seconda volta che sono nato mi ricordo tutto

anzi quasi tutto.

Il nome me lo sono dato io e ho scelto Stoppino:

nome di una cosa piccola, magra e sottile che d’improvviso

prende fuoco e scalda e si muove con tutta la luce intorno.

Quasi tutta la luce.

Stoppino come quello delle candele o delle bombe…

 

La seconda volta che sono nato

sono nato Clown:

“un clown per me è un essere umano

e non umano che si esprime soprattutto con il corpo

e mette in gioco tutto se stesso

da quello che è un difetto a quello che gli altri

chiamano pregio.

Per il clown esiste solo l’attimo

che vive istante per istante.”

 

Dal giorno che sono nato per la seconda volta

i miei capelli sono sempre spettinati

e se proprio li devo pettinare uso dei fogli arrotolati

di un quotidiano

ma non di tutti i quotidiani.

Poi ho iniziato anche a giocare con le parole

anche se parlo solo lo stretto necessario e se devo scrivere

lo faccio con le mani perché mi riesce meglio.

Giocando con le parole e con le mani alla fine ho imparato

quattro o cinque lingue.

Più o meno.

Anzi forse meno.

Nel senso che le parlo mescolandole spesso l’una con l’altra

tanto per capirsi è sufficiente

e c’è anche tutto il resto.

 

Essere un clown c’entra con questa cosa qui:

ogni giorno quando mi alzo apro la finestra

prendo un bel respiro, ascolto cosa succede e dopo aver aperto gli occhi

guardo.

Il mondo è sempre nuovo

come se nascesse per la prima volta tutti i giorni

e io con lui.